APS SCOSSE–SOLUZIONI COMUNICATIVE STUDI SERVIZI SOCIALi

Rappresentante legale: Monica Maria Pasquino

Categoria: sociale | Sep 26, 2018

Descrizione breve: Come contrastare il bullismo nel concreto? Quali strategie mettere in atto? La risposta di Scosse è la condivisione della propria esperienza in un libro. Il racconto di come l’educazione sentimentale sia uno strumento efficace per fare dei conflitti un’opportunità. Ripartiamo dalle emozioni!

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Descrizione completa: “SCOSSE CHE SMONTANO I BULLISMI” è un piccolo manuale di best-practice, prodotto del progetto “Build future, stop bullyng” finanziato dall’Unione Europea all’interno del Programma Justice, con la finalità di contrastare il bullismo nelle scuole medie, tra ragazzi e ragazze, con il corpo docente e le famiglie. Grazie al contributo, Scosse avrebbe la possibilità di pubblicare la raccolta di esperienze, derivate dalla metodologia della Ricerca-Azione che mette al centro le emozioni di tutti i soggetti coinvolti con attività quali il teatro, la scrittura creativa o la semplice visione di un video, è un possibile sentiero da seguire per costruire quell’alfabeto sentimentale che ci servirà per parlare di bullismi, che vuol dire parlare di fragilità, che vuol dire parlare di genere. Che vuol dire anche solo parlare con i e le giovani. Affrontare il tema del bullismo significa coinvolgere la comunità educante, prendere in considerazione il futuro della scuola e delle nuove generazioni, creando i presupposti per una società aperta e autenticamente inclusiva, di supporto ai soggetti più vulnerabili nel rispetto di tutte le differenze. Partire dai banchi di scuola significa riconoscere l’importanza del momento formativo nella costruzione dell’identità e la sua capacità di incidere nella società come fattore trainante. Sappiamo che a subire atti di violenza e/o di esclusione sono più di frequente quei soggetti considerati “vulnerabili” perché diversi: ragazzi e ragazze stranieri, con disabilità, o con un (presunto) orientamento sessuale non standard. Il bullismo si definisce in questo senso come una “negazione del riconoscimento” rispetto a modelli rigidi e stereotipati che definiscono ciò che è normale, quindi giusto, e ciò che devia dalla norma e che va stigmatizzato e punito: alla rigidità e all’approccio giudicante corrisponde una scarsa empatia verso l’altro, cioè l’incapacità di riconoscere le emozioni altrui e rispettarle. Lavorare sul riconoscimento e sulla capacità di esprimere le proprie emozioni, e di conseguenza quelle altrui, è quindi ancora più importante per la costruzione di una personalità caratterizzata da una buona autostima e resilienza. Non si pretende di insegnare l’alfabeto dei sentimenti a studenti e studentesse, ma si mira a costruirne uno che sia condiviso e profondamente sentito da tutte e tutti, affondando le mani nelle contraddizioni e nei conflitti per svelarne i presupposti. Si può fare? Noi pensiamo di sì, a patto che tutti/e partecipino e ci mettano testa e cuore.

http://www.scosse.org

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